Tra la lista delle cose da imparare nell’avventura di essere mamma ho trovato anche il dover diventare quasi vegana… ebbene si! Mr. Potato è un neonato con intolleranza alla proteine del latte e quindi ho dovuto modificare la mia dieta per amor suo (e sto scrivendo ciò con le bave alla bocca mentre cucino due hamburger di vitello per figlia e marito…).

La prima volta con una figlia intollerante

Ma partiamo dall’inizio. Quando nacque la Patatini, avviammo l’allattamento al seno senza problemi e lei iniziò a prendere peso al ritmo di un kilogrammo al mese. Sembrava tutto tranquillo fino a quando le scoppiò una brutta dermatite atopica e cominciarono ad aumentare le scariche diventando molto liquide, tanto da rischiare di disidratarsi. La crescita del pesò rallentò e alla soglia dei tre mesi fummo costretti a rivolgerci al pronto soccorso su consiglio della pediatra. Ci ricoverarono per un paio di giorni per tenerla sotto controllo. Fu la prima pessima esperienza da genitore. Mai dimenticherò lo sguardo terrorizzato che la Patatini mi lanciò mentre cercavano di infilarle l’ago nel braccino. Per fortuna durò poco e ci dimisero con diagnosi di virus intestinale, ma la diarrea non passava e la pediatra ebbe l’intuizione: intolleranza alle proteine del latte. Iniziai ad eliminare i latticini dalla mia dieta ma ci vogliono giorni prima che il latte materno e l’apparato digerente del neonato possano liberarsi. Sarà stata la faccenda dell’ospedale, sarà stato il fatto che ero alla prima esperienza da mamma, insomma, non sopportavo più di vederla stare male e così passai al latte artificiale idrolisato. Ed ecco che la situazione migliorò, la pupù tornò normale e la bimba sembrò rinascere. Così continuammo con il latte artificiale che al mese ci costava tanto quanto un finanziamento!

Secondo caso di intolleranza

Poi è arrivato il turno di Mr. Potato. Già da subito avevo il timore di dover passare di nuovo la stessa trafila, ma questa volta sapevo di voler tentare quanto più possibile di portare avanti l’allattamento al seno. Anche Mr. Potato si è rivelato un mangione, più di sua sorella, e allo scoccare del primo mese ha preso 1,2 kg. Ma al bilancio la pediatra mi fa notare che fa la pupù verde…. Ora, giuro che non ricordo assolutamente se lo facesse anche la Patatini ma dentro di me avevo già iniziato a pensare che stessimo prendendo la stessa china. Però stavolta eravamo in anticipo! Ho iniziato subito la dieta togliendo quasi tutti i latticini (la pediatra mi aveva detto che le nuove linee guida prevedono di non togliere tutto ma lasciare una minima quantità dell’alimento problematico). Purtroppo dopo qualche giorno abbiamo trovato delle tracce di sangue nel pannolino, anche se minime, appena visibili, ma tanto è bastato a mandarci nel panico. Così ho tolto totalmente latticini, derivati, carne di vitello, uova e cioccolato e dopo una decina di giorni finalmente Mr. Potato ha iniziato a fare la pupù gialla come tutti i neonati ed è diventato molto più tranquillo.

Sintomi dell’intolleranza alle proteine del latte

Quindi, tenendo presente che questa è la mia esperienza personale e non può essere una diagnosi ma può essere d’ispirazione per un confronto col proprio pediatra, ricapitoliamo i segnali di una possibile intolleranza alle proteine del latte in un neonato.

  • Scariche frequenti (sintomo difficile da individuare perché molti neonati ad esempio scaricano ad ogni pasto, più che altro si nota un aumento delle scariche rispetto al solito).
  • Feci di colore verde (altro sintomo che può trarre in inganno perché a volte le scariche sono verdi a causa del fatto che il bimbo prende soprattutto il primo latte).
  • Scariche liquide(eh lo so, tutti i neonati la fanno tendente al liquido ma una mamma si accorge della differenza se succede).
  • Possibili episodi di tracce di sangue nel pannolino e muco (occhio perché potrebbero essere dovute all’intolleranza ma anche ad una semplice ragade, perciò se capita controllate che appunto non ci siano lesioni).
  • Dermatite atopica principalmente su viso, dietro le ginocchia e negli incavi dei gomiti.
  • Nervosismo durante la poppata.
  • Vomito a getto.
  • Coliche e aria nella pancia che viene espulsa rumorosamente (cioè fa molte pernacchie 😄).
  • Rallentamento o addirittura arresto della crescita del peso.

Cosa fare in caso di intolleranza alle proteine del latte

Come avrete ormai capito, in caso di intolleranza alle proteine del latte, le strade sono due: il latte artificiale idrolisato oppure la dieta della mamma se si allatta al seno. Per quanto riguarda la prima opzione, si tratta di latti appositamente trattati piuttosto costosi, non sono mutuabili se l’acquisto è dovuto a un’intolleranza ma solo in caso di allergia. Le marche che ricordo di aver provato sono Nutramigen e Hypolac. La seconda opzione è quella più economica: basta evitare di mangiare latte e derivati, cioccolata e carne di vitello (la mia pediatra mi ha tolto anche l’uovo perché a volte l’intolleranza al latte si accompagna con quella all’uovo). Però tenete a mente che i risultati non sono immediati. Come detto in precedenza, ci vogliono alcuni giorni perché il latte materno si “purifichi” e il neonato reagisca, ma vi assicuro che quando succede è una bella soddisfazione nonché un respiro di sollievo! C’è poi da fare attenzione agli alimenti preconfezionati perché le proteine del latte le potete trovare dove meno ve lo aspettate, quindi leggete sempre la lista degli ingredienti. Se capita che per errore mangiate un alimento che le contiene, non cade il mondo, ma a seconda del grado di intolleranza il bimbo avrà una reazione più o meno forte (la pupù verde o pianti disperati per i dolori al pancino). Purtroppo può capitare, tenete duro e continuate la dieta che tutto passa.

L’intolleranza alle proteine del latte passerà?

Si! Questa è la buona notizia! Di solito passa entro i due/tre anni. Nel mio caso, con la Patatini, abbiamo iniziato a introdurre il grana intorno agli otto mesi e, poiché non le faceva alcuna reazione, piano piano ha iniziato a mangiare formaggi e yogurt. Per il latte invece le davamo quello di riso, salvo alcune volte darle il latte vaccino ma lei non lo ha mai amato come gusto preferendo ancora oggi quello di riso. All’età di un anno l’intolleranza se n’era andata! Mi auguro che Mr. Potato abbia la stessa fortuna.

E la mamma?

Mi raccomando: se scegliete di mantenere l’allattamento al seno e fare la dieta, quando sarà il momento non dovrete reintrodurre i latticini di botto. Fate come per il vostro bimbo, che sia una cosa graduale perché il vostro fisico si è abituato senza e potrebbe reagire in modo sbagliato se riprendete a mangiarli come se niente fosse.

E l’intolleranza al lattosio?

È differente da quella alle proteine del latte. Si tratta infatti della mancanza o insufficienza di un enzima che permette di elaborare il lattosio. Questo enzima, chiamato lattasi, è presente in quantità maggiore proprio alla nascita e diminuisce con il passare del tempo. Pertanto è difficile che un neonato sia intollerante al lattosio, salvo i rari casi di una particolare malattia genetica a causa della quale il corpo appunto non produce l’enzima lattasi ma in tal caso i sintomi sono immediati alla nascita.

Spero che questo post possa essere di aiuto ad altre mamme che si trovano ad affrontare tale intolleranza perché per me è stato difficile in primis riconoscerla e poi affrontarla senza sapere cosa aspettarmi. L’importante è sapere che in un modo o nell’altro è superabile!

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